Giovedì 18 Ottobre 2018

Alimentazione "allo stecco"
Pratica antica ma sempre piu' attuale

Accade ma non spesso, che alcune canarine nei primi giorni dopo la schiusa, stentano ad allevare con dovizia i nidiacei con conseguenti mortalità degli stessi per denutrizione. Succede, inoltre, che le lunghe ore notturne, nel caso non si ricorra ad una alimentazione artificiale programmata, costringono ad un lungo digiuno i novelli sino al punto che appena giorno non hanno piu' la forza di sollevare il capo per ricevere l'imbeccata. Voi direte " ma chi oggi non ricorre ad un programma di luce nei propri allevamenti. Ne esistono, sono coloro che allevano "all'acqua e sapone" che iniziano le cove al sopraggiungere della primavera quando la durata delle ore di luce diurne è sufficiente da consentire un ottimo stato amoroso dei riproduttori e una proficua alimentazione dei nidiacei. Una buona nutrice per istinto naturale già all'imbrunire alimenta a sazietà i piccoli in maniera che venga superato il digiuno della notte piu' agevolmente. Ma c'è sempre una percentuale di queste femmine che o per pigrizia non sono solerti nell'imbeccare a sufficienza i giovani.

La tradizionale imbeccata allo stecco

Escluso, allora i primi due o tre giorni dalla schiusa, nel caso in cui si avvera una lentezza nella crescita dei novelli, non sono pochi coloro che intervengono con la tradizionale imbeccata allo stecco. E spesso accade che l'intervento viene steso non solo alla nidiata in difficoltà ma a tutti i nidi dove i novelli non hanno raggiunto una certa età e cioè fino a 15 - 20 giorni di vita. Questa pratica viene osservata normalmente la sera per i motivi sopra detti. Tutta via qualora si abbia disponibilità di tempo, l'intervento può essere ripetuto nell'arco della giornata. Un amico, noto ed esperto, allevatore mi confida che almeno due volte al giorno da la pappetta a tutti i novelli sino all'età di 17 giorni non tanto per necessità ma per la gioia che prova ad imbeccarli. Un altro amico allevatore che vorrebbe adottare questo accorgimento, mi fa sapere che trovandosi in un piccolo paese, dove a stento riesce a trovare la comune scagliola, non trova i prodotti adatti per questa pratica di imbecco di cui è venuto a conoscenza tramite rivista. Gli ho risposto che non è un problema poichè cosi riesce a preparare un pastoncino casareccio, secondo la modalità a tutti ben note, può affrontare il problema della pappetta, anzi può reperirla quasi bella e pronta acquistandola in farmacia. Esisotno infatti i cosi detti prodotti alimentari per la prima infanzia composti da un insieme di farine vegetali, altamente digeribili, dotate di buone proprietà nutritive, integrate di frumento avena orzo, riso, miglio, mias. Piu' vitamine del gruppo B e minerali, calcio e ferro. Nel complesso apportano un un tenore proteico del 12% e carboidrati del 70% con gli stessi ingredienti vengono preparati anche i biscotti per l'infanzia che sbriciolati vanno egualmente bene per il nostro uso ornitologico. A completamento del prodotto una integrazione con una piccola dose di lievito di birra attivo in vendita in bustine impiegando una bustina per 100 grammi di prodotto. Il lievito, apporta, tra l'altro, enzimi speciali utili alla flora batterica intestinale specialmente nei primi giorni di vita dei novelli potenziandone la difesa immunitaria nei confronti di malattie intestinali che spesso compaiono in questa fase della crescita. Modi d'uso; all'atto dell'impiego si preleva il quantitativo necessario e si miscela con un poco d'acqua, dove si immerge uno stecchino al quale rimane attaccata la soluzione, cosi ottenuta da imbeccare i novelli . Se si hanno, poi precisi indizi di un'infezione in atto, allora è prudente medicare il prodotto con un antibiotico. In forma preventiva è sufficiente adoperare ad esempio il Normix o Umatin, se curativa il Bactrin. Hanno dato buoni risultati. Dosaggio 10 gocce nell'acqua utilizzata per preparare 100 grammi di prodotto.