Giovedì 18 Ottobre 2018

INTRODUZIONE

La mutazione agata è forse la prima variazione di colore fissata sul Cardellino, ormai da quasi un ventennio ad opera del grande e stimato amico Paolo Gregorutti, partendo da una Cardellina di origine silvestre. Da quel lontano momento, che rappresenta  l’alba di un universo ormai tanto variegato quanto disordinato di cose ne sono successe, ma l’apprezzamento per questa cromia del Cardellino non si è assolutamente modificata. La mutazione agata rimane ancora la varietà più apprezzata nel settore degli indigeni in mutazione e in modo specifico nell’allevamento e selezione del Cardellino.

LA GENETICA

Frutto della mutazione genetica di un gene maggiore localizzato sul cromosoma sessuale X, presenta carattere recessivo verso la forma ancestrale, mentre presente caratteristiche di dominanza incompleta verso le mutazioni alleliche quali: Lutino e mascherato ( varietà erroneamente definita eumo). Tutti sappiamo che un Cardellino Agata portatore di lutino o di mascherato presenta una colorazione più chiara e appariscente, grazie alla forte riduzione delle melanine brune ( sia eu che feo), ma che in realtà tali soggetti certamente molto belli sono il frutto di un artificio genetico, essendo soggetti intermedi rispetto a due colorazioni invece ben distinte e distinguibili tra loro. La mutazione agata in condizione di omozigosi ovvero di purezza non produce un vero schiarimento dei soggetti, ma una sostanziale modificazione della tonalità di fondo, che passa dal caldo e morbido bruno marroncino della forma ancestrale, ai toni del grigio. La riduzione quantitativa di melanina in se in questa mutazione è molto bassa e limitata quasi esclusivamente alla feomelanina, pigmento minoritario rispetto all’eumelanina che messa allo scoperto da questa riduzione appare nelle prime generazioni poco ossidata con toni beige/grigio. Al nuovo assetto genetico determinato dalla presenza del mutante agata si attiva un pool di geni così detti additivi, che sostengono il fenomeno di ossidazione del residuo melanico, e portano l’eumelanina a gradevoli espressioni di grigio ferro.


LA SELEZIONE

Ritengo ad oggi di aver potuto ammirare ancora pochi Cardellini agata al top della selezione. I pedissequi incroci con le forme alleliche piuttosto che con la mutazione bruno per l’ottenimento degli isabella o peggio la sovrapposizione con mutazioni quali la “whit cup”, hanno inficiato pesantemente sui risultati selettivi ragionevolmente raggiungibili. In questa mutazione il miglioramento fenotipico, con giusta ed adeguata espressione dei toni grigi avviene attraverso un semplice quanto caratteristico fenomeno di compensazione quantitativa, ad opera dei su menzionati geni additivi. In altri termini la selezione o miglioramento fenotipico che vogliamo raggiungere in questa colorazione del Cardellino è possibile solo grazie all’attivazione e potenziamento di un gruppo di geni che dalle prove d’allevamento abbiamo visto attivarsi e amplificare la loro capacità di penetrazione ovvero di espressione attraverso reiterati accoppiamenti in purezza tra soggetti imparentati tra loro.


COME DEVE ESSERE

Ho precedentemente affermato che questa mutazione determina uno schiarimento ridotto della livrea ancestrale e che l’effetto maggiore è rappresentato dal viraggio di colore della livrea che passa da brunastro ai vari gradi del grigio. Fatta questa premessa risulta in primis ovvio che tutti i disegni ancestrali della specie realizzati da deposito di melanina nera devono assolutamente rimanere inalterati o addirittura esaltati con la selezione che spinge verso la massima espressione di questo tipo di pigmento. Nello specifico mi riferisco al disegno del capo, alle ali e alla coda che  devono presentarsi assolutamente nere. Il dorso del Cardellino agata  puro e ben selezionato non sarà ne brunastro, ne tanto meno beige ....... ma sicuramente di un deciso colore grigio cenere. A tale estremo possono essere ammesse specie nelle femmine infiltrazioni lievi di eumelanina bruno scuro. Il petto del cardellino è un argomento particolarmente ostico di cui non conosciamo ancora chiaramente i meccanismi di realizzazione e gestione fisiologica, non potendo trascurare per altro la presenza di lipocromo che altera la percezione della melanina presente. Il petto deve comunque presentare un disegno melanico come nell’ancestrale, non particolarmente ridotto e dai toni eumelanici anche se infiltrati di pigmento giallo, che ne danno una percezione verde/brunastro, per altro non particolarmente gradevole.


CONCLUSIONI

Il cardellino ben selezionato rappresenta per la moderna ornitofilia amatoriale un traguardo forse ancora lontano. A fronte dei numeri crescenti di soggetti annualmente riprodotti, pochi sono ancora sia i soggetti esposti nelle mostre che gli esemplari vicini al top selettivo. Eppure per certi versi tali obbiettivi risultano non particolarmente ostici da raggiungere e mantenere, sopratutto in questa specie. Puntare per tanto alla selezione di ceppi omozigoti di alto valore selettivo e non solo economico rappresenta il vero orizzonte che aprirà le porte al futuro dell’allevamento hobbistico.... Chi comprerebbe oggi , nel 2008 un verdone agata di livello medio basso? ..... tra qualche anno anche per il Cardellino cominceremo a darci la stessa presumibile risposta.

Francesco Faggiano