Lunedì 10 Dicembre 2018

Il sogno di moltissimi padroni di canarini è assistere alla crescita di una bella nidiata di questi affascinanti pennuti. Tradizionalmente in Italia i canarini vengono accoppiati il 19 marzo, nel giorno della ricorrenza di San Giuseppe.

Per la riproduzione dei canarini viene solitamente scelta una gabbia rettangolare in cui il lato lungo misura circa 60 cm. Nella gabbia da cova entra per prima la femmina, che avrà modo di ascoltare il canto di corteggiamento del maschio (in un’altra gabbia).

Per tutti i proprietari di una o più coppie di canarini l’obiettivo più ambito è quello di vedere una bella nidiata giungere felicemente allo svezzamento.

Ben nutriti
Solo quando la canarina mostrerà il desiderio di riprodursi, iniziando la costruzione del nido con sfilacci di juta, verrà introdotto nella gabbia da cova il suo corteggiatore.
In questo periodo l’alimentazione è molto importante: dovremo rendere la dieta dei canarini più nutriente aumentandone la quota proteica e lipidica e somministrando preparati a base di vitamine, aminoacidi e minerali.

Il "nido d’amore” dei canarini è una gabbia rettangolare dentro la quale viene posto un cestino di vimini sorretto da un "porta nido” metallico: il materiale destinato alla costruzione del nido è costituito da sfilacci di juta con i quali la canarina fodererà il cestino rendendolo soffice per accogliere le uova.

Genitori... falliti
Per quanto i canarini siano generalmente considerati uccelli il cui allevamento non presenta particolari problemi, i fallimenti nella riproduzione sono tutt’altro che rari. Talora, infatti, capita di osservare la mancata schiusa delle uova in canarini che hanno portato perfettamente a compimento la costruzione del nido e covato assiduamente le uova.

Nel nostro Paese i canarini vengono fatti accoppiare per il giorno di San Giuseppe, anche se molti allevatori preferiscono anticipare a febbraio la riproduzione dei propri volatili: è un modo per produrre più soggetti.

Una sporca faccenda
Le principali cause di morte dell’embrione in via di sviluppo sono d’origine infettiva o ambientale.
Nel primo caso sono soprattutto alcuni batteri (Streptococchi, Stafilococchi, Escherichia coli ed altri Enterobatteri) i responsabili dell’arresto nello sviluppo dell’embrione. L’infezione può essere dovuta al passaggio dei germi nell’uovo attraverso i pori presenti sul guscio calcareo, fenomeno che si verifica facilmente se le uova sono imbrattate dalle feci della canarina.



Portatrici sane
Altre volte, in particolare per le infezioni da Escherichia coli, l’infezione può essere trasmessa all’uovo quando ancora non è presente il guscio, vale a dire direttamente nell’ovaio o nell’ovidutto della canarina. In quel caso la madre è una portatrice non sintomatica del batterio.

La canarina depone 4-5 uova la cui incubazione, ad opera della sola femmina, dura 13-14 giorni.

Minaccia continua
Tra le cause ambientali della mancata schiusa delle uova vanno considerati gli errati parametri di incubazione, in particolare per ciò che riguarda l’umidità che, se troppo bassa o troppo alta, può determinare la morte dell’embrione. In linea di massima la morte dell’embrione per problemi legati all’umidità ambientale avviene nell’ultimo periodo dell’incubazione, mentre la mancata schiusa per cause infettive può avvenire in qualsiasi stadio dello sviluppo embrionale.

L’umidità troppo bassa (ma anche quella eccessiva) può uccidere un embrione di canarino.

"Geni... letali”
In alcuni casi la morte dell’embrione può avvenire se sono presenti in entrambi i genitori i cosiddetti "geni letali”, quei geni cioè che, se presenti in determinate condizioni, possono determinare la morte o una certa debolezza del nascituro. Un tipico esempio è il gene che determina la comparsa del ciuffo nei canarini di razza "Gloster”.

Gli appassionati dei canarini di razza "Gloster” evitano sempre l’accoppiamento tra due canarini "ciuffati” perché temono la manifestazione dei pericolosissimi "geni letali”.

Chiamate i rinforzi!
Altre volte le uova non schiudono semplicemente perché non sono state fecondate.
Ciò avviene nei casi in cui il maschio non è pronto all’accoppiamento (magari non ha raggiunto una forma amorosa ottimale).
Questo inconveniente può essere prevenuto curando attentamente l’alimentazione del maschio e somministrando preparati a base di vitamina E, almeno un mese prima del previsto periodo di riproduzione.

Salva-covate
Per ridurre i rischi di infezioni nell’embrione è buona norma far analizzare i riproduttori da un veterinario esperto; in questo modo è possibile isolare batteri potenzialmente patogeni e intervenire per tempo sui riproduttori con una cura mirata. Anche l’analisi delle uova non schiuse è sempre consigliabile; la diagnosi di un’eventuale infezione batterica e una cura tempestiva potrebbero salvare le covate successive.

Se le uova non si schiudono non arrovelliamoci troppo: in molti casi è perché non sono state fecondate.

Dott. GINO CONZO Medico Veterinario Specialista in Patologia Aviare