Lunedì 10 Dicembre 2018

Se il canarino ha le zampe malate

Conosciuta soprattutto con il termine anglosassone "bumblefoot”, la pododermatite è un processo infiammatorio e degenerativo, complicato da infezioni batteriche, dei tessuti del piede di varie specie aviari. Il "bumblefoot” può interessare una od entrambe le zampe.

La patologia è ben conosciuta negli uccelli rapaci tenuti in cattività, ma non è rara in altri volatili tra i quali figurano varie specie di uccelli da gabbia (Canarini, Diamanti di Gould, Pappagalli) ed uccelli acquatici, in particolare cigni. Vari agenti microbici (Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Proteus.) possono determinare questa malattia, ma perché ciò accada è necessario che vi siano dei fattori predisponenti che rendano le strutture cutanee meno resistenti all’attacco di detti microrganismi.

Le carenze alimentari (in particolare di vitamina A, ma anche delle vitamine E ed H) alterano, ad esempio, la cute, rendendola spesso più sottile, ispessita o meno elastica, favorendo il verificarsi di piccole lesioni attraverso le quali possono penetrare i germi. Anche il peso eccessivo dell’animale è un fattore predisponente, in quanto il piede non è in grado di sostenere un peso troppo grave. In questo caso possono verificarsi traumi da compressione a livello della pianta del piede.

Le razze di canarini come il Border ed il Norwich, piuttosto pesanti e statiche, sono, non a caso, quelle più frequentemente soggette al "bumblefoot”.

Ferite, fratture o altre lesioni ad una zampa possono ugualmente predisporre a questa patologia, determinando un appoggio maggiore sulla zampa "sana” che è costretta, quindi, a sopportare un peso troppo elevato.

Altri fattori predisponenti sono la scarsa igiene del luogo ove sono alloggiati gli uccelli, le superfici d’appoggio inadatte od abrasive e, negli uccelli acquatici, la mancanza di un laghetto o di una vasca in cui i volatili possano bagnarsi. La pianta del piede degli uccelli acquatici che non hanno accesso all’acqua risulta, infatti, piuttosto secca e facilmente subisce spaccature ed altre piccole lesioni attraverso le quali possono introdursi i microrganismi patogeni.

La diagnosi si basa sul-l’osservazione dei sintomi descritti, sull’esame radiografico (che può indicare le strutture osteoarticolari interessate) e sulle colture batteriche, importanti per-ché indicano i germi coinvolti e permettono, con l’esecuzione dell’antibiogramma, di utilizzare il farmaco più adatto.

I batteri chiamati in causa in questa patologia sono, generalmente, dotati di un’elevata antibiotico re-sistenza.

Il trattamento conservativo consiste nella sommini-strazione di un antibiotico specifico per via sistemica e sull’applicazione locale di medicamenti dopo aver pulito la lesione plantare.

Allo scopo è stato impiegato con successo un gel cutaneo a base di estratti fitoderivati di Aloe vera, Rusco e Melaleuca (tea tree oil), in associazione alla propoli ed oli vegetali. L’azione sinergica di queste componenti permette di contrastare l’azione dei batteri ed allo stesso tempo svolge un’attività rigenerante della cute lesionata.

Nei casi più gravi può esse-re consigliato l’intervento chirurgico che prevede la pulizia chirurgica della lesione con allontanamento di tutti i tessuti necrotici e successiva sutura della ferita.

Consigliato, anche in questo caso, l’applicazione del medicamento locale.

Nei Rapaci e nei volatili di grossa taglia si procede all’applicazione di una particolare fasciatura che comprende anche l’utilizzo di un supporto plantare, forato al centro, in modo da sottrarre dal peso del corpo la parte interessata dal "bumblefoot”.

Ovviamente occorre cor-reggere gli eventuali errori di gestione degli animali che hanno causato la patologia, prestando mag-giore attenzione all’ali-mentazione degli uccelli, all’integrazione vitaminica ed all’ambiente in cui sono ospitati i volatili.

Una buona prevenzione negli uccelli ornamentali è quella di dotare gabbie e voliere di posatoi in legno di calibro differente al fine di permettere al piede un appoggio più naturale evitando che il peso del-l’animale gravi si di un uni-co punto.

Si manifesta generalmente, a livello della superficie plantare, nella sua parte centrale, per poi diffondersi alle altre strutture del piede.

Il cuscinetto plantare centrale risulta dapprima ispessito per poi apparire gonfio. All’aumentare del gonfiore (spesso caldo al tatto e dolente) si osserva un assottigliamento della sua parte centrale che evolve presto in un’ulcera dalla quale può fuoriuscire materiale purulento.

L’infiammazione può estendersi ai piani più profondi, fino a raggiungere i tendini, le articolazioni e le ossa.

Gli uccelli che ne sono affetti possono sottrarre il piede malato all’appoggio o presentare zoppia nei movimenti.

Nel momento in cui anche l’infezione batterica raggiunge le strutture profonde, il processo si aggrava poiché si può verificare l’erosione di ossa e tendini ed anchilosi (fusione dell’articolazione), processi patologici che rendono molto ardua la deambulazione degli animali colpiti.

 

A cura del Dott. GINO CONZO - Medico Veterinario Specialista in Patologia Aviare